Le ginnastiche dolci sono così definite perché nel loro esplicarsi (durante l’ attività motoria) si pongono in rapporto diretto con chi  le vive, in modo sistemico e globale coinvolgendo l’intero “essere” come persona nella sua accezione psico-fisica nonché sociale.
I ritmi di vita odierni (lavoro, famiglia, attività culturali, sportive etc.), generano uno stress più o meno consapevole in quanto si è sottoposti ad eventi, sfide, imprevisti di varia origine e natura, generando un sovraccarico mentale e fisico, con uno sfruttamento di risorse energetiche da parte dell’organismo notevole, col rischio di esaurirle.
Le ginnastiche dolci apportano notevoli benefici in tal senso perché si fondano su un lavoro cosciente su se stessi basato sulle sensazioni e sulla distensione col tentativo  di  armonizzare il corpo nella sua globalità, senza mai sottoporlo a sforzi, utilizzando pienamente il potenziale fisico e psichico del singolo individuo, allentando le tensioni quotidiane per una riappropriazione della propria fisicità.

Le ginnastiche dolci si avvalgono dell’apporto di numerose discipline, dalla danza alla recitazione, dalle tecniche orientali al mimo e allo yoga, alle tecniche di rieducazione funzionale ecc.
Si pongono in antitesi alla ginnastica tradizionale per  la maggiore attenzione al linguaggio del corpo, inteso non più come un’ entità frazionata, ma come strumento privilegiato di comunicazione. Si caratterizzano per i movimenti che facilitano le sensazioni e la percezione di sé stessi, come afferma  Bertherat, ossia “movimenti che preparano il corpo e tutta la persona a poter vivere in modo pieno”.
L’aggettivo dolce sta ad indicare ciò che la differenzia dalla ginnastica tradizionale: lo sforzo è bandito, sostituito da un lavoro basato sulla presa di coscienza della propria immagine corporea. Non è necessariamente l’energia impiegata che conta ma  la varietà dei movimenti proposti, i quali mantengono attivi i vari centri nervosi dell’individuo.